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principinoL‘inserimento

L’inserimento è un momento di transizione sia per la famiglia che per il bambino. Il piccolo, iniziando la frequentazione del centro giochi, affronta un processo di cambiamento di contesto: da quello famigliare conosciuto e consueto, ad uno nuovo e diverso. Questo processo, che in genere si compie nell’arco di alcune settimane, coinvolge direttamente anche gli adulti che stanno intorno al bambino, i genitori da una parte e gli educatori dall’altra. La complessità del processo richiede la partecipazione attiva e armonica degli adulti all’interno di un sistema organizzato di spazi, tempi e situazioni.

Si tratta quindi di un periodo molto delicato che coinvolge diversi soggetti, prima di tutto il bambino, poi la mamma e il personale della ludoteca. Si lavora su diversi fronti. E' necessario che il passaggio del bambino dalle coccole materne alle coccole dell'educatrice sia molto graduale ed il tempo, perchè si completi l'inserimento, varia a seconda del bambino. Dipende dalla professionalità del personale capire i tempi necessari; ogni inserimento, quando è possibile, deve  essere effettuato con un piccolo gruppo di bambini attraverso l'organizzazione e la creazione di angoli di attività. In sede di colloquio iniziale chiediamo alla mamma la disponibilità di tempo di circa una settimana. Non riteniamo affatto proficuo né per la mamma né per il suo piccolo che l'inserimento venga effettuato da persona diversa che non sia la madre stessa. Le raccomandiamo pazienza e "cuore duro" affinché il processo di inserimento si completi in modo quanto più possibile indolore sia per lei che per il suo piccolo.

Procediamo in questo modo: fissiamo un appuntamento tra l’educatrice, la madre ed il bambino.

Il primo giorno il bambino con la mamma e l'educatrice viene trattenuto per circa mezz'ora nella zona dell'accoglienza (non in classe); questo primissimo incontro è fondamentale per capire l’approccio da utilizzare con il piccolo durante l‘inserimento. Spesso più i bambini sono piccoli più l’inserimento avviene facilmente e con meno problemi. In fase di colloquio iniziale il personale potrà comunicare alla mamma la metodologia da seguire per l’inserimento del suo piccolo. A volte basta far entrare il bambino nella stanza dei giochi per distrarlo ed inserirlo subito e senza traumi, altre volte il distacco dalla mamma richiederà un po’ più di tempo, in altri casi ancora saranno necessari piccoli inserimenti graduali che durano per più giorni.

In tutti i casi comunque il primo giorno le mamme aspettano fuori dalla stanza per un po’, in modo da consentire al piccolo di scoprire il nuovo ambiente e fare conoscenza con i nuovi amici e con noi che ci prendiamo cura di lui. Dal secondo giorno in poi la mamma può allontanarsi, se il piccolo è sereno, ma deve garantirci la reperibilità immediata.  Il bambino in media si trattiene circa tre ore.

Trascorsi i primi 2/3 giorni il discorso diventa ancora di più individuale; ci sono bambini che dopo tre giorni non chiedono della mamma prima di tre ore, altri che non riescono a rimanere più di due ore. Per tutti vale la regola che la prima settimana non si effettua la refezione ma vanno via prima del pasto. Alcuni bambini pranzano da noi dopo una settimana, altri dopo dieci giorni, altri ancora dopo tre settimane. Il personale comunica se i piccoli sono pronti o meno per mangiare assieme agli altri.

L’attenta osservazione del comportamento del nuovo ospite è  di fondamentale importanza nella delicata prima fase dell’inserimento. E’ attraverso tale osservazione infatti che è possibile individuare e scegliere il momento più adatto, perché meno intrusivo, per intervenire nella complessa dinamica del rapporto madre-figlio. E’ necessario individuare i segnali anticipatori  del progressivo distacco del piccolo dalla sua mamma e con esso la conquistata capacità del bambino ad essere disponibile e pronto nei confronti del nuovo ambiente.

Durante l’inserimento possono essere leggibili quei comportamenti che segnano lo spostamento dell’attenzione del bimbo dalla madre all’ambiente. Noterete anche voi, infatti, che all’inizio il bambino è si fisicamente nella stanza, ma psicologicamente è attaccato al genitore, gli sta in braccio, lo guarda, lo tiene per mano ecc; in un secondo momento il bambino si stacca dalla mamma per spostare la sua attenzione sull’ambiente; in una terza fase si stabilizza il distacco fisico dalla mamma (la saluta, a volte). Dal punto di vista psicologico si stabilisce così un significativo contatto, interesse, attenzione nei confronti del nuovo ambiente.

Quando è avvenuto il vero e proprio distacco sia fisico che psicologico del piccolo dalla madre, l’educatrice può intervenire di fatto, superando la fase del contatto e del sostegno a distanza (con lo sguardo, il sorriso ecc ) e manifestando la dichiarata ed esplicita intenzione di interagire con il piccolo, avvicinandosi fisicamente.

E’ indubbio che quando il bambino si sente rassicurato nel nuovo ambiente e tenta di allontanarsi dalla mamma per iniziare piccole attività di esplorazione delle opportunità e dei materiali di gioco, si fa impegnativo il ruolo dell’educatrice che, attraverso un progressivo avvicinamento, dovrà rinforzare e confermare la voglia di giocare del piccolo, ponendo attenzione soprattutto a mediare le “intrusioni” degli altri bambini che potrebbero riattivare l’ansia da separazione dalla madre.

Gli altri piccoli vanno preparati all’arrivo del nuovo compagno e sarà compito del personale creare uno “spazio di accoglienza” tra gli altri bimbi. Quando i bambini cominciano ad interagire fra loro che è possibile affermare che sono “entrati in ludoteca”.

Siamo molto determinati sull'inserimento; chiediamo alle mamme di prendere permessi sul lavoro perché la prima settimana sono loro che devono accompagnare i bambini e sono loro che li devono riprendere: questo evita che si manifesti la paura dell'abbandono e ci consente anche di instaurare dall'inizio un chiaro dialogo con la mamma. Un buon inserimento consente al bambino di stare bene, fa evaporare i sensi di colpa delle mamme, e consente al personale di esprimere al meglio la propria professionalità.

A seguito di queste riflessioni, ci permettiamo di consigliare al genitore la massima collaborazione, disponibilità e pazienza durante questa delicata prima fase, insistendo sull'importanza di un inserimento graduale. Il personale della struttura avrà un colloquio continuo con i genitori per quanto riguarda l'aspetto organizzativo (orario, biancheria da portare, regolamento sanitario ecc.) e per una prima conoscenza del bambino, con particolare riferimento all'alimentazione, al sonno e alle abitudini quotidiane.

Per facilitare gli inserimenti scolastici è importante che i genitori siano pronti a separarsi dal bambino quasi quanto lo sia il bambino stesso. I genitori vedono l’ingresso del loro piccolo al nido o alla materna come l’inizio della fine dell’intimità e devono affrontare prima le proprie difficoltà per il distacco dal piccolo per potere aiutare il bambino a superare le sue.

A entrambi i genitori spiace molto quando devono lasciare un bambino piccolo alle cure di qualcun altro. L’attaccamento appassionato che si è sviluppato nei primi mesi di vita del bambino è molto intenso.

Il primo vero distacco è destinato a portare una reazione dolorosa. Quando i genitori affidano il bambino a un'altra persona, proveranno spesso sentimenti di solitudine, colpa, impotenza e perfino rabbia.

Il distacco e il ricongiungimento quotidiano con il bambino diventano eventi estremamente carichi di significato. “Perché gira sempre la testa dall’altra parte ogni volta che vado a prenderlo? E’ arrabbiato con me?” Esprimere questi sentimenti normali e universali può servire a ridurne l’intensità. Imparare a comprendere il dolore della separazione e le relative difese può portare a modi per controllarli senza sminuire l’intensità del rapporto. Il senso di colpa è una forza potente e stimolante. Induce le persone a trovare soluzioni per far fronte al distacco. Il bambino ce la farà se ce la faranno i genitori. I bambini ricevono amore in abbondanza da tutti ma hanno bisogno di sapere che i genitori sono lì per loro, alla fine di ogni giornata.

Il bambino dal canto suo, imparerà i propri modi di far fronte al distacco dai genitori se viene affidato alle cure di una persona affettuosa. Le sue proteste quando la madre lo lascia sono necessarie e salutari. Poi però saprà fare riferimento a quella persona. E’ importante per il bambino sviluppare un rapporto affettuoso con chi si prende cura di lui in ludoteca.

Quando i genitori appaiono alla vista, i bambini spesso distolgono intenzionalmente lo sguardo da loro, come per controllare l’intensità dei propri sentimenti scatenati dal tanto atteso incontro con queste persone per loro così importanti. Poi, con tutta probabilità, cedono alla tensione. Per tutto il giorno hanno conservato la loro protesta, i forti sentimenti, per le persone delle quali possono fidarsi. Non c’è da meravigliarsi se chi lo ha assistito tutto il giorno dirà “Non fa mai così con me”. I genitori devono capire che queste reazioni intense sono necessarie per un appassionato riabbraccio.

Quando si comprende che il dolore della separazione è, in primo luogo, un problema dei genitori, si può imparare a gestirlo. Parte della sfida consiste nell’imparare a dividere se stessi in compartimenti. Il bambino sa farlo. Quindi possono farlo anche i genitori. Una volta trovata la migliore assistenza possibile ed essersi assicurati del fatto che il bambino si trova al sicuro nelle mani di qualcuno che lo ama e lo accudisce, bisogna avere fiducia in quella persona. E’ difficile, perché una naturale competizione affiorerà a ogni distacco e ricongiungimento.

Alcuni accorgimenti possono essere di grande aiuto. Li riportiamo qui di seguito:

  • Alzarsi presto per dedicare alcuni minuti alle coccole e per giocare tranquillamente con il bambino prima di lasciarlo alle cure di un’altra persona.
  • Lasciare che rifiuti il cibo. Permettere che faccia capricci quando si cerca di vestirlo. Pochi momenti di questo tipo gli daranno la sensazione di avere il controllo della giornata. Quando si trova con l’altra persona potrebbe non osare esprimere il suo desiderio di negativismo.
  • Non appena sarà abbastanza grande, prendere l’abitudine di parlare con lui del distacco, ma aggiungere sempre che si tornerà a prenderlo. Questo è molto importante tanto per il genitore quanto il bambino. In tal modo si preparano entrambi al momento della separazione.
  • Arrivati a destinazione, il genitore può concordare con la persona che si prenderà cura del bambino un rituale finalizzato al distacco.  Non prolungate il momento del distacco, ciò renderebbe tutto più difficile. Siate preparati a eventuali proteste. Quando lo si lascia, si da al bambino la possibilità di protestare ma anche di dedicarsi alle attività della giornata. I bambini hanno una considerevole capacità di recupero in un ambiente che li rispetta e si interessa a loro.

Dal punto di vista del bambino, il primo distacco di casa non è mai facile, a nessuna età. Ma, crescendo, i bambini hanno bisogno di poter giocare con i propri pari età, cosa che i genitori non possono fare. Anche se il bambino ha fratelli, ha bisogno di stare con bambini della stessa età. Al di fuori dell’ambito familiare, in un ambiente pubblico, le opportunità di apprendere cose su se stesso sono enormi. Il dolore iniziale per il distacco sarà bilanciato dalla consapevolezza, sia del bambino sia dei genitori, della necessità di tale separazione. L’attrattiva di altri bambini, i giochi e le attività di gruppo bilanciano il dolore causato dal dovere lasciare la sicura intimità di casa.

Anche in questo caso, esistono modi con cui un genitore può alleviare la transizione, vediamoli :

  • Preparare prima se stessi in modo da essere in grado di affrontare i sentimenti del bambino.
  • Parlargli del distacco e degli aspetti piacevoli del gioco con altri bambini.
  • Presentarlo in anticipo alla persona che si prenderà cura di lui o alla maestra per dimostrare che quella persona incontra il favore dei genitori.
  • Consentirgli di regredire : vestirlo al mattino, non esercitare pressioni su di lui ai pasti.
  • Lasciargli portare un pupazzo preferito o un ricordo da casa – perfino una fotografia dei genitori.
  • Quando si arriva al nido, togliergli “l’equipaggiamento da esterno”. Assicurarsi che la persona che si prenderà cura di lui o la maestra lo salutino.
  • Abbracciarlo e assicurarsi che abbia la possibilità di fare riferimento a qualcun altro, un bambino o un adulto.
  • Andare via senza indugiare.
  • Quando si va a prenderlo, abbracciarlo e consentirgli di cedere alla tensione. Tenerlo abbracciato fino a quando la crisi non sarà terminata.

Talvolta qualche bambino potrebbe avere una reazione ritardata al distacco da casa. Il ricomparire di una dipendenza potrebbe sorprendere i genitori. Infatti molto tempo dopo avere superato bene le fasi iniziali di adattamento, il bambino potrebbe cominciare a protestare violentemente, aggrappandosi ai genitori ogni volta che dovrà uscire da casa. Possono riapparire sintomi regressivi, tipo sporcarsi, bagnarsi, piangere di più, succhiarsi di più il pollice, diventare inseparabile dal biberon, dal pupazzo preferito o dal ciuccio che era già stato abbandonato oppure manifestare difficoltà di sonno e paure notturne e fare brutti sogni. Queste regressioni dimostrano il tipo di energia  a cui il bambino deve fare ricorso per affrontare la nuova sfida. Quando un bambino deve affrontare una situazione nuova, è probabile che regredisca temporaneamente, come se stesse raccogliendo energia per l’importante adattamento. Regredendo può tornare ad un precedente stadio evolutivo e raccogliere dai genitori tutto l’appoggio di cui ha bisogno e riorganizzarsi. Le regressioni spesso spaventano i genitori ma non dovrebbero. L’apprendimento effettuato durante questi periodo di riorganizzazione val bene il ritorno di vecchi schemi comportamentali. Ogni bambino tornerà all’ultima conquista evolutiva realizzata, è necessaria però comprensione e pazienza da parte dei genitori. Tutti questi sintomi non sono capricci ma  prove dello stress dovuto all’impegno di apprendere a gestire nuovi sentimenti e devono essere considerate normali. Essi scompariranno quando il piccolo sentirà di avere nuovamente il controllo della situazione. Il periodo di adattamento alla scuola può essere burrascoso, è opportuno ricordarsi che ogni bambino si adatterà secondo il proprio ritmo. I genitori devono cercare di rendere la casa un’accogliente oasi di sicurezza e calore. Lasciare che il piccolo si sfoghi a casa per bilanciare la pressione dell’inserimento.

Andare al nido è la prima e più importante opportunità del bambino per imparare ad essere parte di un gruppo, interpretare segnali sociali, conformarsi alle aspettative e alle regole degli adulti, imparare le abitudini sociali dei bambini della sua stessa età  e sviluppare uno stile personale per fare nuovi amici e mantenerli. Le abilità specifiche verranno in un secondo tempo. Ciò che il piccolo impara sulla gestione di sé all’interno del gruppo e sul far fronte e gestire nuove situazioni durerà per sempre.


                           


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